In questi ultimi decenni si è osservato un forte incremento del numero di soggetti adulti in sovrappeso o obesi, ma il dato più allarmante riguarda l’età evolutiva: nel mondo, circa 42 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni sono in sovrappeso o addirittura obesi. È possibile osservare questo scenario in particolar modo nei paesi più industrializzati, a causa delle cattive abitudini alimentari, dello stile di vita malsano e dell’insufficiente attività fisica. I bambini hanno facile accesso a prodotti dall’alto importo calorico, ma quasi sempre con basso valore nutrizionale, come junk food e soft drink. Infatti al di là degli errori quantitativi, è la qualità degli alimenti ad influenzare un particolare stato di salute. L’obesità è una condizione patologica connessa ad uno squilibrio energetico, caratterizzata da un accumulo anormale o eccessivo di sostanza grassa nel tessuto adiposo dell’organismo che porta a rischi e implicazioni per la salute. Per mantenere il peso forma, deve esserci un equilibrio fra l’apporto e il consumo energetico.
Ogni eccesso calorico viene immagazzinato sotto forma di sostanza grassa e, nel tempo, può portare al sovrappeso o all’obesità. Non esiste un’unica causa dell’obesità infantile e lo squilibrio energetico si verifica a causa di una complessa interazione fra diversi fattori di rischio, fra cui stile di vita e comportamento, genetica, ambiente e cure mediche. Innanzitutto un eccessivo apporto energetico giornaliero prolungato porta all’aumento di peso corporeo e del rischio di obesità, dovuto al consumo di porzioni di cibo troppo abbondanti, e molto spesso privi di potere nutritivo, e al consumo di bevande molto ricche di zuccheri. In particolare alcune abitudini alimentari, come ad esempio saltare la prima colazione, prediligere spuntini frequenti e consumare cibo in modo incontrollato e compulsivo, influenzano notevolmente l’insorgenza di una condizione patologica. Inoltre, i bambini incollati sempre più ai dispositivi elettronici, hanno perso l’abitudine di svolgere attività fisica all’aperto, rendendoli sempre più sedentari e pigri. Invece, l’attività fisica ha un’azione positiva nel contrastare l’insorgenza dell’obesità e, inoltre, può aiutare i bambini a prevenire e affrontare meglio le condizioni di stress.
L’OMS raccomanda almeno 60 minuti di attività fisica al giorno per i bambini dai 5 ai 17 anni d’età, compreso un esercizio fisico intenso che rafforza i muscoli e l’apparato scheletrico almeno 3 volte alla settimana. Anche il contesto e la composizione familiare, comprese le attitudini, le attività, le abitudini alimentari dei genitori e della famiglia, così come lo stress famigliare, rivestono un ruolo importante nell’insorgenza dell’obesità infantile. Un bambino che assume come modello il comportamento dei genitori (che per scelte di vita o di lavoro, sono più propensi a consumare cibi pronti o take away o inchiodati al divano per la maggior parte della giornata) non riuscirà a distinguere un comportamento sbagliato da uno corretto e porterà avanti certe abitudini che ha preso come modello nell’ambiente domestico. Infine l’ambiente fisico e sociale hanno un grande impatto sulle scelte individuali riguardanti la salute. Un ambiente, sociale e fisico, che stimola comportamenti alimentari sbagliati e non incentiva all’attività fisica viene spesso definito come ‘ambiente obesogenico’. L’ambiente fisico obesogenico comprende elementi relativi sia alla nutrizione che all’attività fisica, come la disponibilità di abbondanti porzioni di cibo o di ristoranti fast-food (che offrono poche opportunità di pasti sani) e le tecnologie (che limitano la necessità di movimento fisico sul posto di lavoro e aumentano la sedentarietà).
Tutto ciò porta a delle inevitabili conseguenze: gravi problemi di salute fisica e mentale, con conseguenze di tipo economico nel breve e lungo termine: i bambini in sovrappeso o obesi tendono ad esserlo anche da adulti; inoltre l’obesità infantile è un fattore di rischio di insorgenza della sindrome metabolica, dove a un IMC (indice di massa corporea) più elevato corrisponde un rischio maggiore. Questa sindrome raccoglie una serie di fattori di rischio fortemente correlati all’insorgenza del diabete di tipo 2 e delle malattie cardiovascolari, livelli elevati di trigliceridi, livelli ridotti di colesterolo HDL, ipertensione e alterata tolleranza al glucosio.
A livello individuale, l’eccesso di peso corporeo non comporta soltanto delle difficoltà personali ma diventa anche una questione di stigma e bullismo a cui sono possono essere sottoposti i bambini. Dopo tutte queste premesse, ci si rende conto che la prevenzione è uno strumento fondamentale per arginare il danno o, nella migliore delle ipotesi, evitare totalmente la condizione patologica.
I programmi di prevenzione possono mirare a modificare il comportamento individuale, ma nel caso dell’obesità infantile è necessario ampliare l’obiettivo includendo non solo i piccoli pazienti ma anche i genitori, gli operatori familiari, sociali e scolastici, gli insegnanti, le imprese e la comunità. Tutte queste parti interessate possono aiutare i bambini a sviluppare uno stile di vita sano e sane abitudini alimentari e di attività fisica. I consigli che possono essere rivolti alle famiglie riguardano la possibilità di servire adeguate porzioni di cibo, utilizzando ad esempio piatti più piccoli per i bambini; evitare di utilizzare il cibo come forma di premio di buona condotta o per soddisfare le varie esigenze emotive; incoraggiare l’attività fisica; incoraggiare i bambini a provare cibi nuovi, così da imparare ad accettare ed apprezzare un più ampio spettro di gusti e sapori; sviluppare un ambiente sociale di supporto al bambino/adolescente, con pasti in famiglia e con televisione spenta mentre si mangia; partecipare a programmi di prevenzione scolastici e di comunità. Le strategie preventive non devono partire da singolo soggetto, ma coinvolgere l’intera collettività, che deve diventare più sensibile ad una problematica così delicata. Si può fare molto anche con semplici azioni anche nell’ambiente scolastico che può promuovere una sana alimentazione offrendo pasti equilibrati e spuntini nutrienti; inserendo snack sani nei distributori automatici; mettendo a pronta disposizione acqua potabile gratuita; implementando programmi di educazione fisica quotidiani e obbligatori; rendendo disponibili e accessibili le aree ricreative e incoraggiare il movimento durante gli intervalli e la pausa pranzo; insistendo sull’educazione alla salute in classe, organizzando attività interattive come le lezioni di cucina, per insegnare ai bambini la corretta nutrizione e scelte alimentari sane. Anche gli interventi governativi, a livello nazionale e comunitario sono altresì importanti nella prevenzione dell’obesità nell’età evolutiva: ad esempio è possibile introdurre normative mirate al controllo dei fattori di rischio ambientale, con disposizioni sui pasti e sui programmi di educazione fisica nelle scuole, marketing e campagne di sensibilizzazione dei bambini e tassazione su certi cibi e alimenti. Infine, i social e i media possono contribuire a prevenire l’obesità infantile dato il loro ruolo cruciale nella diffusione di stili di vita e comportamenti alimentari fra i bambini, fornendo informazioni su una sana alimentazione. Si deduce che occorre un’azione sinergica tra tutte le parti coinvolte, per poter garantire il successo delle strategie preventive. Questo deve rappresentare un investimento a lungo termine che le vecchie generazioni attuano a favore di quelle più giovani tenendo come riferimento l’idea su cui si fonda tutta la prevenzione: prevenire l’insorgenza di uno stato patologico, soprattutto in tenera età, permette al bambino stesso di poter scegliere di essere un adulto sano.