Quando rivolgersi a una nutrizionista per i propri figli? Cosa sapere sul delicato tema dell’alimentazione pediatrica? È giusto parlare di dieta dimagrante per bambini?
Troppo spesso in studio mi ritrovo a discutere con genitori troppo preoccupati per le abitudini alimentari dei proprio figli.
La perplessità più frequente riguarda l’aspetto corporeo “ il mio bambino è un po’ grassottello”; “inizia a subire dai compagni a scuola i primi dispetti a causa del suo aspetto fisico”; “mio/a figlio/a passa troppo tempo seduto a vedere la TV, fa poco movimento e tende ad ingrassare facilmente”.
Le riflessioni che derivano da queste affermazioni sono tutte lecite e comprensibili, ma spesso non si pone l’attenzione sulla causa a monte e ci si concentra solo su come poter modificare una situazione già palesata.
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Nutrizionista per bambini a Termoli: la dieta dimagrante in età pediatrica
Parlare di dieta dimagrante in età pediatrica non è affatto producente, perché si genera tutta una serie di meccanismi nel bambino che vanno ad influenzare il suo senso di autostima ed accrescono l’inadeguatezza.
Quindi come bisogna comportarsi quando si avverte l’esigenza di modificare qualcosa nelle abitudini alimentari dei più piccoli?
Innanzitutto bisogna fare una premessa: a differenza degli adulti, la valutazione della crescita del bambino avviene tramite i percentili di crescita, cioè grafici che verificano la regolarità della crescita del bambino in termini di altezza e peso.
È da specificare che questi valori rappresentano in realtà la media dei bambini di pari età.
La maggior parte della popolazione infantile è posizionata tra il 25° e il 75° percentile.
Tuttavia non bisogna allarmarsi troppo se il bambino non si trova in questo range di valori, perché ogni bambino ha un proprio ritmo di crescita e bisogna evitare di paragonarlo agli altri bimbi: nella crescita, l’importante è la coerenza del percentile nel tempo.
Ad esempio un bambino che si è sempre posto sul 20esimo percentile, non è da considerarsi denutrito, semplicemente avrà una costituzione esile; stessa cosa vale quando il percentile registrato nel tempo supera il valore 75: non vuol dire che è un bambino grassottello, ma è dimensionalmente grosso per l’età registrata.
Nutrizionista per bambini a Termoli: quando contattarla
Durante la crescita si assiste a fluttuazioni fisiologiche sia nel peso che nell’altezza, ma non sono da considerarsi preoccupanti perché sono semplicemente variazioni dovute gli scatti di crescita.
Ciò che deve destare sospetto è una variazione troppo brusca nel percentile, ovvero quando il bambino sale o scende notevolmente rispetto al percentile di partenza, senza registrare conseguentemente un cambiamento fisiologico?
In questo caso più che concentrarsi sulla possibilità di far seguire una dieta al bambino, è necessario capire cosa ha determinato questo cambiamento repentino: ad esempio, è causato da un malassorbimento dei nutrienti (celiachia)? Oppure ha cambiato abitudini alimentari preferendo cibo troppo processato e ipercalorico? O ancora, si tratta di anoressia nervosa infantile? Ha diminuito l’attività fisica?
Queste sono solo alcune domande a cui bisogna trovare delle risposte per permettere di risolvere la causa a monte: è molto più importante questa fase piuttosto che cercare di arginare il problema a valle mettendo il bambino a dieta.
La consulenza con un esperto di nutrizione può aiutare nel destreggiarsi tra le varie possibilità.
Quindi il primo punto da tenere bene in mente riguarda i percentili di crescita: se questi valori restano piuttosto stabili nel tempo, vanno bene perché non ci indicano se un bambino è denutrito o grassottello, ma sono semplicemente indicatori che permettono di capire come procede la crescita fisiologica. Sono le fluttuazioni repentine che devono attirare la nostra attenzione.
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Quando le variazioni di percentile non sono giustificate, quindi, cosa bisogna fare? Ha davvero senso parlare di dieta?
Se da una parte è vero che il sovrappeso e l’obesità rappresentano un notevole fattore di rischio per la salute, dall’altro c’è da considerare che spesso le diete in età infantile lasciano dei segni negativi sulla personalità del bambino, rendendo vani tutti gli sforzi fatti durante il percorso di dimagrimento. I bambini che seguono una dieta sono a più alto rischio di sviluppare tutta una serie di effetti collaterali:
Disturbi del comportamento alimentare (DCA) conclamato o border-line
Bassa autostima e senso di inadeguatezza
Difficoltà a percepire e distinguere il vero senso di fame, la fame nervosa e la sazietà
Rapporto disfunzionale con il proprio corpo
Difficoltà nel riconoscere le varie emozioni (ansia, sconforto, gioia ecc…)
Difficoltà nel relazionarsi con i pari
Quando il bambino sa che deve intraprendere un percorso dietetico, inizia ad avvertire il senso di inadeguatezza: “nel mio corpo c’è qualcosa che non va, quindi devo modificare le mie abitudini alimentari per raggiungere una forma fisica adeguata.”
Di conseguenza la dieta verrà associata a bravura, premio, bellezza, conformità, mentre la non-dieta significherà inadeguatezza, debolezza, punizione. Non è assolutamente questo l’effetto che si vuole sortire.
Quindi cosa bisogna fare?
Innanzitutto bisogna trovare una risposta alle domande di cui sopra: in questo modo si avrà la possibilità di cercare la causa a monte e si cercherà la strategia migliore per trovare una soluzione.
Probabilmente sarà necessario un cambiamento delle abitudini, non solo quelle alimentari, ma anche quelle che riguardano lo stile di vita: non deve passare il messaggio secondo cui mangiare bene e muoversi di più permetteranno di arrivare ad un ideale fisico di bellezza.
In questi casi improvvisare una strategia vincente con una dieta fai-da-te o seguendo i consigli non richiesti di amici e parenti, può dimostrarsi una mossa sbagliata.
In questo senso occorre che ci sia un lavoro sinergico tra le famiglie, un esperto di nutrizione ed eventualmente anche uno psicoterapeuta. Lo specialista della nutrizione potrà fornire gli strumenti giusti per capire come bilanciare bene i pasti del bambino, educare il gusto, fornire nozioni di educazione alimentare in linea con l’età pediatrica; potrà fornire consigli in caso di selettività alimentare; aiuterà i genitori a essere un buon esempio a tavola; darà suggerimenti su come gestire e distinguere le proprie emozioni (paura, rabbia, tristezza, ansia..) dalla fame.
Il focus di questo percorso deve concentrarsi sulla famiglia, che deve capire quali sono le esigenze nutrizionali del bambino e capire come comunicare queste nozioni ai più piccoli, e sul bambino che deve acquisire la consapevolezza del modo in cui vive il proprio corpo.
Non è un semplice “mettersi a dieta”.
Molto più che per gli adulti, intraprendere un percorso con un esperto di nutrizione si rivela la chiave vincente per ottenere i risultati sperati senza far radicare nel bambino preconcetti sbagliati.
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